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Roberto bartali.it

Novembre 2001

1 Novembre 2001

Torna d'attualità al cinema il caso Moro. Ferita sempre aperta nella storia del Paese, il rapimento del presidente della Dc, ucciso dalle Brigate rosse, diventa oggetto di due distinti film firmati da Renzo Martinelli e Marco Bellocchio. Ancora in via di preparazione, i film affronteranno i fatti del '78 da due diversi punti di vista. «Un cineasta ha il dovere di indagare su un caso come questo - dice Martinelli, attualmente sugli schermi con «Vajont» -. Chi fa questo mestiere ha il dovere di fare chiarezza su episodi drammatici come questo». Martinelli sta lavorando alla sceneggiatura del film con la collaborazione dell'ex senatore del Pci Carlo Flamigni, già componente della Commissione parlamentare sul caso Moro e autore di diversi libri sulla vicenda come «La tela del ragno». «La storia è quella di un magistrato, un procuratore capo, che va in pensione convinto di potersi godere il riposo. Ma gli capita qualcosa che lo costringe e rimettersi in gioco e a riaprire il caso Moro». Martinelli spiega che il suo film «sarà ambientato ai giorni nostri, e avrà la struttura del thriller». Diverso l'approccio di Bellocchio. Il progetto del regista, attualmente impegnato nel montaggio del suo nuovo «L'ora di religione», è ancora in fase embrionale. L'idea è quella di non limitarsi ad affrontare il caso Moro da un punto di vista della cronaca, ma analizzare gli effetti che l'assassinio del presidente della Dc ha provocato non solo in Italia ma anche nel mondo. Ancora senza titolo, il film potrebbe essere girato già a partire dalla prossima primavera con la produzione della Albatros e di Rai Cinema, come emerso dal Mifed, il mercato del cinema di Milano, in corso di svolgimento in questi giorni. Per Martinelli, la vicenda Moro resta una pagina ancora tutta da raccontare. «In America Oliver Stone ha fatto un film come «Jfk». Io penso che non ci sia alcuna distinzione tra il caso Moro e l'assassinio del presidente americano. È una vicenda molto complessa, molto più complessa di quella che ho raccontato in "Vajont"». Martinelli sta utilizzando tutta l'esperienza di Flamigni: «Il suo archivio è dettagliato, lui è la persona più competente sulla vicenda». freccia rossa che punta in alto

27 Novembre 2001

MOSCA - Valigie di soldi consegnate al leader palestinese Yasser Arafat, al presidente cileno Salvador Allende, alle Brigate Rosse. Questi alcuni argomenti che saranno contenuti nelle memorie di prossima uscita di un ex colonnello del Kgb in pensione, attualmente residente in Ucraina. Il colonnello Vladimir Pospel, intervistato dalla rete televisiva TV-6, ha raccontato di come faceva soprattutto il corriere, fino al 1979, per conto del Comitato Centrale del partito comunista per portare soldi a personalità straniere. Pospel ha parlato di un progetto per uccidere il presidente Hafizullah Amin poco prima dell'invasione sovietica. Amin fu poi ucciso in concomitanza con l'ingresso dell'Armata Rossa nel dicembre 1979. Inoltre nel libro si racconterà di come Pospel portava i soldi alle Brigate Rosse che «si riposavano in Unione Sovietica e in Cecoslovacchia dopo l'uccisione di Aldo Moro». freccia rossa che punta in alto

29 Novembre 2001

ROMA - Per l'unico imprendibile delle Brigate Rosse si avvicina la resa dei conti. Alessio Casimirri, che oggi ha 50 anni e nel 1978 era tra i capi del commando che sequestrò Aldo Moro e ne uccise la scorsa, potrebbe essere estradato presto dal Nicaragua, dove da anni gestisce un ristorante. L'annuncio è stato dato ieri dal presidente uscente del Nicaragua, Aleman, che ha definito «inaccettabile e vergognosa» la presenza di Casimirri nel suo paese. Aleman, che il prossimo 9 gennaio lascerà la presidenza al suo ex vicepresidente Enrique Bolanos, ha definito la vicenda Casimirri «una spina che dà fastidio sia al Nicaragua che all'Italia, uno dei paesi che hanno maggiormente cooperato economicamente con il Nicaragua». Casimirri, un esperto subacqueo che è stato anche istruttore dell'esercito sandinista, ha ottenuto la cittadinanza nicaraguense nel 1988 dall'allora presidente Daniel Ortega, che ha governato dal 1979 al 1990. Prima di rifugiarsi in Nicaragua, aveva trascorso un periodo di latitanza in Libia e a Cuba. Oggi Casimirri è sposato con una cittadina nicaraguense, anche se non ha mai ottenuto il divorzio dalla prima moglie italiana, l'ex brigatista Rita Algranati. È proprietario di un rinomato ristorante di pesce alla periferia di Managua, frequentato da turisti e da altri latitanti italiani, condannati per reati di terrorismo, che ottennero asilo politico dai sandinisti. Per Antonio Marini, sostituto procuratore generale a Roma e pm in quasi tutti i processi a carico delle Brigate Rosse, «è una buona notizia, un segnale positivo anche per gli altri paesi che ospitano terroristi già condannati. Ora si può cominciare davvero a sperare che c'è la volontà di sradicare la malapianta del terrorismo nel mondo». Intanto, in Italia, sono tornati a farsi sentire i Nuclei Territoriali Antimperialisti, che hanno diffuso a Milano la copia del volantino che avevano già fatto pervenire al Gazzettino di Mestre nelle scorse settimane. Nel testo, definito «documento-piattaforma di lavoro», gli Nta si occupano anche di guerra in Afghanistan («folle progetto di morte avanzato dall'Onu del burattinaio Annan»), e di antiglobalizzazione (non esiste la globalizzazione «si legge solo e per sempre Imperialismo») contestando e insultando Luca Casarini, uno dei leader delle Tute Bianche. freccia rossa che punta in alto

by abrapalabra